Dott.ssa Maria Luisa Ruberto

Medico Specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia intensiva e del Dolore.

Embolia polmonare: stratificazione del rischio prognostico

La stratificazione del rischio prognostico nell’embolia polmonare, PE outcomes risk stratification, è il processo decisionale clinico che serve a riconoscere il paziente a rischio di complicanze e a scegliere intensità di assistenza e monitoraggio più adatta a prevenire o intercettare il deterioramento dei pazienti. La stratificazione prognostiva segue la conferma diagnostica, e risponde alla domanda: quanto è compromesso questo paziente con embolia polmonare e come sta evolvendo?

Dalla diagnosi alla prognosi

Se Wells, Ginevra (Geneva è Ginegra e non Genova!) e YEARS appartengono al percorso diagnostico, per stratificare il rischio nel paziente con EP confermata occorre invece integrare gravità clinica, funzione cardiaca e perfusione con altri score, come: Hestia, PESI e/o sPESI e ricordare la suddivisione in categorie AHA/ACC 2026: A, B, C, D, E.

Le categorie AHA/ACC 2026

CategoriaProfilo prognostico
AEP incidentale e asintomatica.
BEP sintomatica con basso punteggio di gravità.
CEP sintomatica con punteggio di gravità elevato. C1: ventricolo destro e biomarcatori normali; C2: alterazione del ventricolo destro oppure di almeno un biomarcatore; C3: entrambe le alterazioni.
DInsufficienza cardiopolmonare incipiente, per esempio ipotensione transitoria o shock normoteso.
EInsufficienza cardiopolmonare conclamata.

PESI, sPESI e Hestia: come utilizzarli

Le linee guida raccomandano Hestia, PESI e/o sPESI per identificare pazienti delle categorie A e B a basso rischio di eventi precoci.

Biomarcatori e ventricolo destro

Nella categoria C, misurare almeno un biomarcatore cardiaco, come troponina o BNP, è raccomandato per affinare la prognosi. Nelle categorie C–E sono raccomandati i lattati. Nelle categorie C–D, con punteggio clinico elevato e senza shock, l’imaging del ventricolo destro è raccomandato per la stratificazione a breve termine.

La pressione normale non esclude lo shock e se emodinamicamente va tutto bene c’è sempre il modificatore respiratorio

Lo shock normoteso implica ipoperfusione senza ipotensione. Lattati elevati, contrazione della diuresi o disfunzione d’organo richiedono attenzione anche se la pressione sistolica appare conservata. Il modificatore R segnala una compromissione respiratoria rilevante. Fonte: linee guida AHA/ACC 2026, sezione 3.2.

Dal rischio al luogo di cura

Le indicazioni AHA/ACC orientano verso dimissione precoce o gestione ambulatoriale nei profili meno gravi e verso ricovero nelle categorie C, D ed E. La scelta deve tradursi in un piano concreto di assistenza, accesso ai farmaci e rivalutazione. Fonte: AHA, punti principali delle linee guida.

Prosegui con triage, ricovero e PERT, anticoagulazione e supporto d’organo e terapie avanzate nell’EP.

Informazione responsabile. Contenuto destinato alla formazione sanitaria; non sostituisce la valutazione clinica individuale o i protocolli locali. Riferimenti verificati il 12 settembre 2026. Metodo editoriale.

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