Dott.ssa Maria Luisa Ruberto

Medico Specialista in Anestesia, Rianimazione, Terapia intensiva e del Dolore.

Anticoagulazione con citrato nella CRRT: complicanze metaboliche e gestione

L’anticoagulazione regionale con citrato è utilizzata nella terapia renale sostitutiva continua per limitare la coagulazione del circuito extracorporeo. Rispetto all’eparina sistemica prolunga in genere la durata del filtro e riduce il rischio di sanguinamento, ma richiede un protocollo preciso e un monitoraggio coordinato di calcio, equilibrio acido-base, sodio e andamento del lattato.

Perché il circuito della CRRT deve essere anticoagulato

Durante la CRRT (Continuous Renal Replacement Therapy) il sangue del paziente attraversa per molte ore un circuito e un filtro extracorporeo. Il contatto con superfici non endoteliali attiva la coagulazione: la formazione di coaguli riduce l’efficienza depurativa, interrompe il trattamento, causa perdita di sangue nel circuito e aumenta il consumo di materiali.

Nell’anticoagulazione regionale con citrato, o RCA, il citrato viene somministrato prima del filtro e lega il calcio ionizzato, indispensabile per numerosi passaggi della coagulazione. L’effetto anticoagulante è quindi concentrato nel circuito. Il calcio viene poi reintegrato in modo controllato per mantenere una concentrazione sistemica adeguata.

Che cosa accade al citrato

Una parte del citrato e dei complessi calcio-citrato viene rimossa attraverso il filtro; la quota che ritorna al paziente viene metabolizzata principalmente attraverso il ciclo di Krebs nel fegato, ma anche nel muscolo scheletrico e nel rene. Il processo libera il calcio legato e produce un effetto alcalinizzante. La formulazione utilizzata può inoltre fornire una quantità rilevante di sodio.

Il bilancio finale dipende da più elementi: dose di citrato, flusso ematico, modalità di CRRT, flusso dell’effluente, efficienza del filtro, composizione delle soluzioni e capacità metabolica del paziente. Per questo non esiste una regolazione valida per ogni apparecchiatura e per ogni protocollo.

Accumulo e sovraccarico di citrato non sono la stessa cosa

Accumulo di citrato

L’accumulo si verifica quando il citrato che raggiunge la circolazione sistemica non viene metabolizzato in misura sufficiente. I complessi calcio-citrato persistono, il calcio ionizzato può ridursi e aumenta la quantità di calcio necessaria per mantenere il valore sistemico. Il rapporto tra calcio totale e calcio ionizzato tende a salire e può comparire o peggiorare un’acidosi metabolica.

Sovraccarico di citrato

Nel sovraccarico il citrato viene invece metabolizzato: il problema non è l’incapacità di eliminarlo, ma l’eccessivo apporto di alcali e sodio rispetto alla rimozione extracorporea. Il quadro tipico è l’alcalosi metabolica, generalmente senza il progressivo aumento del rapporto calcio totale/calcio ionizzato caratteristico dell’accumulo.

Confondere i due meccanismi può portare a correzioni inadeguate. Un’acidosi con ipocalcemia e crescente richiesta di calcio suggerisce un problema diverso dall’alcalosi che compare mentre il citrato viene metabolizzato correttamente.

Insufficienza epatica, shock e iperlattatemia

Insufficienza epatica grave, shock e iperlattatemia sono stati tradizionalmente considerati condizioni nelle quali evitare il citrato. Il consenso pubblicato nel 2026 propone un’impostazione più selettiva: non sono necessariamente controindicazioni assolute, ma identificano pazienti nei quali dose, capacità di rimozione e monitoraggio devono essere individualizzati.

I comuni esami di funzione epatica non prevedono da soli l’accumulo in modo affidabile. Anche il singolo valore del lattato è insufficiente: un lattato elevato ma stabile o in riduzione ha un significato diverso da un’iperlattatemia progressiva associata a ipoperfusione e disfunzione metabolica. La tendenza nel tempo, insieme a calcio ionizzato, fabbisogno di calcio, rapporto calcio totale/calcio ionizzato ed equilibrio acido-base, è più informativa di una soglia isolata.

Nei pazienti ad alto rischio può essere ragionevole iniziare con impostazioni che riducano il carico di citrato e scegliere modalità che ne favoriscano la clearance, purché il team conosca il protocollo, l’apparecchiatura e le conseguenze delle modifiche sui farmaci e sugli altri soluti rimossi.

Monitoraggio del calcio

Calcio ionizzato post-filtro

Il calcio ionizzato post-filtro serve soprattutto a valutare l’efficacia dell’anticoagulazione nel circuito e a guidare la dose di citrato. Nei protocolli più comuni il bersaglio è compreso tra 0,25 e 0,35 mmol/L. Nei pazienti ad alto rischio di accumulo il consenso suggerisce di rimanere verso il limite superiore dell’intervallo, talvolta fino a 0,40 mmol/L, per evitare un’esposizione non necessaria al citrato.

I valori molto bassi sono difficili da misurare con precisione e la riproducibilità varia tra emogasanalizzatori. Il risultato deve quindi essere interpretato secondo il metodo validato nel centro e non trasformato automaticamente in una variazione della dose.

Calcio ionizzato sistemico

Il calcio ionizzato sistemico è un parametro di sicurezza per il paziente. Una riduzione, soprattutto se accompagnata da un aumento progressivo della supplementazione necessaria, può indicare che una quota crescente di calcio rimane legata al citrato. La correzione dell’ipocalcemia è necessaria, ma aumentare soltanto l’infusione di calcio senza modificare la causa può mascherare un accumulo in evoluzione.

Rapporto calcio totale/calcio ionizzato

Il rapporto tra calcio totale e calcio ionizzato è un indicatore indiretto dei complessi calcio-citrato. Un valore in aumento e pari o superiore a 2,5 è considerato suggestivo di accumulo. Non deve però essere usato come criterio isolato: albumina, pH, fosfato e altre alterazioni frequenti nel paziente critico ne influenzano l’interpretazione.

Il sospetto diventa più solido quando l’aumento del rapporto si associa a:

  • riduzione del calcio ionizzato sistemico;
  • necessità crescente di infondere calcio;
  • acidosi metabolica progressiva;
  • lattato in aumento o segni di metabolismo compromesso.

Come affrontare un sospetto accumulo

Il primo obiettivo è ridurre la quantità netta di citrato che raggiunge il paziente e aumentarne, quando possibile, la rimozione nel circuito. Le modifiche dipendono dalla modalità e dal protocollo utilizzato e possono comprendere:

  • riduzione del flusso ematico quando la dose di citrato è accoppiata al flusso di sangue;
  • riduzione della concentrazione di citrato prevista nel circuito, accettando un calcio post-filtro verso il limite superiore del bersaglio;
  • aumento del flusso del dializzato nelle modalità diffusive per favorire la clearance del citrato;
  • adeguamento dell’effluente nelle modalità convettive, considerando il rischio di aumentare frazione di filtrazione, emoconcentrazione e coagulazione del filtro;
  • correzione dell’ipocalcemia e rivalutazione ravvicinata di tutti i parametri.

Se ipocalcemia, aumento del rapporto calcio totale/calcio ionizzato e acidosi continuano a peggiorare nonostante le correzioni, l’anticoagulazione con citrato deve essere interrotta. La terapia renale sostitutiva può proseguire con una strategia anticoagulante alternativa o, in casi selezionati, temporaneamente senza anticoagulazione.

Alcalosi metabolica da sovraccarico

Quando il citrato è completamente metabolizzato, il carico di trisodio citrato produce un effetto alcalinizzante equivalente a un rilevante apporto di bicarbonato. L’alcalosi può dipendere da dose eccessiva, ridotta rimozione extracorporea per perdita di efficienza del filtro oppure composizione delle soluzioni non adeguata al bilancio complessivo.

Le correzioni possibili comprendono l’aumento della rimozione con il dializzato o la soluzione di sostituzione, la riduzione della dose di citrato e l’impiego di soluzioni con minore concentrazione di bicarbonato o con una composizione più appropriata di sodio e cloro. Prima di intervenire è necessario distinguere l’alcalosi da un accumulo: nel primo caso il citrato viene metabolizzato, nel secondo no.

Acidosi metabolica durante RCA-CRRT

Un’acidosi metabolica durante anticoagulazione con citrato non dimostra automaticamente un accumulo. Se il rapporto calcio totale/calcio ionizzato è stabile, il calcio ionizzato è controllato e non cresce il fabbisogno di calcio, occorre cercare altre cause: shock, lattato, chetoacidosi, perdita di bicarbonato, insufficiente apporto di tampone o dose depurativa inadeguata.

Dopo avere escluso l’accumulo, il trattamento può richiedere una revisione dell’apporto di citrato e bicarbonato, della composizione delle soluzioni e dei flussi del dializzato o della sostituzione. Aumentare il citrato in presenza di un accumulo non riconosciuto sarebbe invece pericoloso: la distinzione fisiopatologica precede la correzione.

Sodio, potassio e altre alterazioni elettrolitiche

Le soluzioni ipertoniche di trisodio citrato, in particolare quelle più concentrate, possono favorire ipernatriemia. La composizione del dializzato e della soluzione di sostituzione deve compensare il carico di sodio previsto dal protocollo.

L’iperkaliemia è soprattutto una conseguenza dell’AKI o della produzione continua di potassio, non un effetto specifico del citrato. Se la CRRT non controlla adeguatamente il potassio, occorre verificarne la dose effettivamente erogata, la funzione del circuito e la composizione delle soluzioni; può essere necessario aumentare il flusso del dializzato o della sostituzione e utilizzare soluzioni con potassio ridotto o assente secondo protocollo.

Il consenso raccomanda soluzioni prive di calcio nel circuito anticoagulato con citrato. Sebbene siano descritti protocolli con soluzioni contenenti calcio, la presenza di calcio nel dializzato o nella sostituzione può richiedere più citrato e rendere meno prevedibile l’anticoagulazione.

Schema interpretativo delle principali complicanze

QuadroSegnali principaliPrincipio di gestione
Accumulo di citratoRapporto calcio totale/ionizzato in aumento, ipocalcemia, crescente richiesta di calcio, acidosiRidurre il carico, aumentare la clearance quando appropriato; interrompere RCA se il quadro persiste
Sovraccarico di citratoAlcalosi con metabolismo del citrato conservato e rapporto del calcio non progressivamente aumentatoRidurre citrato o alcali e aumentare la rimozione secondo modalità e protocollo
Acidosi senza accumuloRapporto del calcio stabile; presenza di altre cause o tampone insufficienteCorreggere la causa e rivalutare composizione delle soluzioni e dose depurativa
IpernatriemiaAumento del sodio, soprattutto con citrato ipertonicoRivedere dose di citrato e composizione di dializzato e sostituzione
IperkaliemiaPotassio non controllato durante CRRTVerificare dose erogata e circuito; aumentare clearance e usare soluzioni appropriate

Che cosa non dimostra un consenso Delphi

Le indicazioni del 2026 sono basate su un consenso di esperti costruito in un’area nella quale mancano prove sperimentali robuste per molte decisioni. Non hanno lo stesso peso di un grande studio randomizzato e non sostituiscono la validazione prospettica dei protocolli.

Gli esperti coinvolti provenivano esclusivamente da Paesi occidentali, con prevalenza europea. Formulazioni di citrato, macchine, soluzioni e pratiche assistenziali variano tra regioni e centri. Il lavoro non stabilisce inoltre una frequenza universale per il monitoraggio e non affronta in modo completo gli aspetti tecnici e infermieristici. Questi limiti rendono essenziali protocolli locali, formazione e audit degli esiti.

Conclusioni

L’anticoagulazione regionale con citrato può essere utilizzata durante CRRT anche in molti pazienti con insufficienza epatica, shock o iperlattatemia, purché il rischio venga valutato dinamicamente e la prescrizione sia individualizzata. La sicurezza dipende dalla distinzione tra accumulo e sovraccarico, dal monitoraggio congiunto di calcio ionizzato sistemico e post-filtro, rapporto calcio totale/calcio ionizzato, equilibrio acido-base e andamento del lattato.

Quando compare un accumulo, la prima risposta consiste nel ridurre il carico di citrato e favorirne la rimozione; la persistenza delle alterazioni richiede l’interruzione della RCA. Alcalosi, ipernatriemia e altre alterazioni elettrolitiche sono generalmente gestibili modificando flussi e composizione delle soluzioni. Poiché molte raccomandazioni derivano ancora da evidenze limitate, l’applicazione deve rimanere protocollo-dipendente e affidata a personale esperto.

Fonti


Informazione responsabile. Il contenuto è destinato alla formazione sanitaria e non sostituisce protocolli locali, istruzioni del dispositivo, consulenza nefrologica o decisioni cliniche individuali. L’anticoagulazione con citrato richiede personale formato e monitoraggio continuo.

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